Torneo internazionale U11/U13 di Nizza, “four nice days”

TORNEO INTERNAZIONALE U11/U13 DI NIZZA, 14/16 MAGGIO 2016

FOUR NICE DAYS”

HC Aosta Gladiators U11

Roster: Lorenzo Lamberti, Luca Reale, Giorgio Blanchet, Michel Campier, Julien Diemoz, Nicolas Gianni, Brendon Dedja, Davide Gallo, Jacopo De Luca, Mattia Lenta, Nicolò Esposito, Matthieu Kucera.

Coach: Lorenzo Olivo

HC Aosta Gladiators U13

Roster: Morgan Luisi, Nicolò Borio, Philippe Charles, Tommaso De Luca, Matteo Liprandi, Gabriele Colucci, Edoardo Girardi, Jonah Bortone, Nicolò Esposito, Nicolas Gianni.

Coach: Paolo De Luca

Un papà, su Facebook, ha definito la partecipazione dei Gladiators al torneo internazionale di Nizza come “l’ultima fatica di Ercole”. Come diremmo al bar della patinoire, “ci sta”. Anzi, “ci sta tutto”. In realtà, c’è di più. Sì, perché questa è una storia che inizia prima di scendere sul ghiaccio in terra di Francia. Comincia quando, qualche tempo fa, per uno di quei casi che rendono unico e grande l’hockey, allo staff societario salta agli occhi questa “tre giorni” in Costa Azzurra, a cui non avevamo mai preso parte.

La ricetta è intrigante: livello internazionale, con squadre anche dal nord Europa, terra in cui “se sei giovane devi giocare a hockey, altrimenti te ne stai in quell’inutile terra di mezzo” (parola di uomo di Helsinki incontrato a bordo pista); formula a tutto campo, con un drittel unico da 18 minuti, ma con la garanzia di disputare numerosi incontri, visto il tabellone “spalmato” su tre giorni (complice una festività nazionale francese il lunedì); categorie che si prestano, in un caso (U11), a consentire una bella esperienza e, nell’altro (U13), a tentare il “colpo gobbo”.

Insomma, quello che serve per dire di sì è tutto al suo posto. La definizione dei due roster prende il via. Il periodo di fine stagione, per molti, è già ricco di impegni extra-hockeystici e, tra i players “storici”, qualche assenza spunta. E’ qui che la vicenda si tinge d’orgoglio. Si cercano rinforzi, dalle società delle regioni vicine: Piemonte, Lombardia, Svizzera. La risposta arriva e consente di confermare la presenza delle due squadre valdostane.

Orgoglio dicevamo, perché alcuni dei ragazzi che aderiscono, e che hanno magari “subito” i colori dei Gladiators in alcuni incontri di campionato, hanno chiaro il valore dei compagni aostani e sono non solo lieti, ma fieri di affiancarli in quest’avventura oltre i confini italici. Ad uno di loro, alcuni giorni prima di partire, un insegnante, in classe, chiede: “qual è il più bel regalo che vorresti ricevere?”. Lui non ha bisogno di pensarci: “l’ho già ricevuto, giocare a Nizza con i Gladiators”. Non servono commenti, le immagini parlano da sole.

Si arriva così a Nizza. La patinoire trova posto in un imponente complesso sportivo dedicato a Jean Bouin, atleta francese specializzato nel mezzofondo, vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Una sorta di gloria nazionale (medaglia ai giochi olimpici del 1908 e del 1912), con impianti intitolati a lui in varie città dell’Esagono. La stranezza, o comunque ciò che per un italiano appare strano, è che la pista del ghiaccio è al quinto piano, con i quattro livelli inferiori costituiti da parcheggi (a pagamento). Chi lo trova poco funzionale, pensi ai debiti accumulati da molti palazzetti in gestione, in tante località del nostro Paese…

Da qui, le strade delle due compagini si dividono, anche se alcuni dei “rinforzi” disputano entrambe le categorie, raddoppiando quindi il loro impegno e mostrando una voglia di stare sul ghiaccio degna di essere filmata, per mostrarla nei corsi di avviamento alla disciplina. Per la Under 11, il girone iniziale – che includeva squadre da Svizzera, Francia e Finlandia – si chiude con tre incontri vinti sui sei disputati. Un pizzico di amarezza per la sfida con i finnici del Karhu Kissat, riusciti a superare i Gladiatori ad un secondo alla sirena finale, ma se l’hockey obbliga ad una riflessione, questa è proprio che per rovesciare il tavolo, per riscrivere completamente un finale apparentemente già scritto, non serve un minuto, basta un suo sessantesimo: un disco che vola, una rete che si gonfia, un sorriso che si spegne. Spietato, ma è così che funziona.

Nei casi delle altre sconfitte, onestà intellettuale impone di dire che i risultati appaiono rispettosi del divario con gli avversari, anche se va fatto notare come i nostri siano riusciti a non lasciar dilagare oltremisura nessuno degli sfidanti. Chi pensava “non li abbiamo mai visti, la chiudiamo con risultati tennistici” ha dovuto rimettere il completo elegante nell’armadio e indossare la tuta da lavoro. Ha vinto, ma se l’è dovuto sudare. I risultati della serie iniziale fanno concludere i ragazzi di Olivo quinti del girone (su sette formazioni), risultato che apre le porte agli scontri, nella fase intermedia, con due compagini temibili: gli svizzeri di La Chaux de Fonds e, nuovamente, i finlandesi del Kissat. Purtroppo, due sconfitte (rispettivamente per 0-1 e 0-3), senza riuscire ad andare a segno, nonostante i diversi tentativi di “assalto” al goalie avversario, degni in vari casi di alcuni videogiochi sparatutto in soggettiva (ricordati anche, peraltro, da alcune vie della città, come quella in cui sorgeva l’albergo che ha ospitato la squadra, ma questa è tutta un’altra storia).

A questo punto, i Gladiators U11 accedono al playout destinato a comporre le ultime tre piazze della graduatoria finale. Sul ghiaccio, incontrano di nuovo due squadre già battute nella “poule” iniziale: il Meyrin e Les Aigles 2 (la seconda formazione dei padroni di casa del Nizza). Coach Olivo, cresciuto in quell’irripetibile stagione in cui ogni hockeysta “aveva gli occhi che facevano contatto con il cuore” fiuta l’opportunità: ridefinisce alcune linee, si lancia in sostituzioni in corsa e ripesca schemi offensivi di squadre nordamericane che, per gli avversari europei, forse sono solo città su un atlante. Morale: l’esito favorevole ai Gladiatori si ripropone in entrambi i match, con un bel “poker” di reti nella prima sfida e tre nella seconda. In tutti e due i casi, gli avversari restano a bocca asciutta. Due successi che fanno centrare la quinta piazza, oltre a risultare molto utili al morale ed aggiungere preziose “miglia macinate sul ghiaccio” al tabellino dei convocati. Un valido finale di stagione, per risorse pronte ad affermarsi sempre più in futuro.

Il cammino della Under13 parte in maniera davvero simile a quella dei compagni più piccoli: tre vittorie nel girone iniziale e quinta piazza della “poule”. L’unico scontro della fase intermedia che tocca ai nostri si presenta decisamente critico: i “Pirates of Switzerland” sono una selezione elvetica, vincitrice della precedente edizione del torneo, e sono tornati a Nizza senza far mistero della volontà di rimettere il titolo nella loro bacheca sociale. Il match è tiratissimo, con più adrenalina in pista che nell’armadietto di un Pronto soccorso, e si chiude in parità: a deciderlo sono i penalty. Ne servono quasi due serie, perché entrambi i goalie sanno il fatto loro e riescono a salvare la gabbia in più occasioni, ma alla fine è 4-3 per i Gladiators. Gli sguardi dagli spalti restituiscono la tensione appena svanita, ma anche la consapevolezza che quando si desidera un piatto a base di emozioni, è al tavolo dei nostri che ci si deve sedere.

Una vittoria pesante, che fa volare la band di Paolo De Luca attraverso il tabellone, atterrando dritta in semifinale. Gli avversari sono una delle squadre più fisiche di tutto il torneo: gli svedesi dell’East Town. Sarà pure un’Under13, ma alcuni dei players con la casacca azzurra riescono a guardare negli occhi l’accompagnatore in panca dei Gladiators (il lunghissimo Diemoz). I nostri ci provano con tutta l’energia di cui sono capaci, aggrappandosi soprattutto al non irresistibile profilo del portiere nordico, ma devono arrendersi alle due reti avversarie. L’obiettivo, grazie ad una gestione tattica del match di qualità, viene però centrato in occasione della finale per il 3°/4° posto: vittoria per 1-0 sui francesi del Tolosa (altra squadra decisamente strutturata in campo, che oltretutto era riuscita a “mettere sotto” i Gladiatori nel girone). I ragazzi di coach De Luca salgono così sul podio, centrando un piazzamento che riconosce il valore oggettivo della compagine in un contesto internazionale. Scusate se è poco.

La premiazione è l’allegra sarabanda di colori e suoni vista varie volte, ma in questo caso ha tanti aspetti che la rendono unica e diversa dal solito. Tra questi, i voli pressoché continui di gabbiani in prossimità dei vetri della patinoire, affascinante immagine di libertà. Inoltre, affacciandosi (è al quinto piano, ricordate?), nessuna montagna, panorama comune a quasi tutti i tornei disputati nella stagione, ma uno skyline fatto di promontori e ville. Lo si può giocare in riva al mare, ai piedi dei monti, nella periferia di una metropoli, o lungo i binari di una ferrovia (sì, negli scorsi mesi abbiamo visto anche questo), ma l’hockey è comunque e sempre quella cosa capace di farti trovare l’intesa con i compagni anche se li hai incontrati quel giorno per la prima volta, è quel miracolo per cui al ritorno a casa dopo quattro ore di viaggio non riesci a dormire prima di aver raccontato tutto ai tuoi genitori, è quell’essenza capace di farti sentire determinante per il risultato ottenuto dalla squadra anche se (sfortunatamente) non hai segnato, è quell’eccitante che ti fa dimenticare il dolore per un “colpo basso” preso da un avversario (troppo) nervoso per lo svantaggio che diventerà la tua vittoria al suonar della sirena, è quel calmante che ti fa chiudere gli occhi soddisfatto sul furgone, lungo la strada verso casa.

In poche parole, è tutto quello su cui, ad Aosta, abbiamo deciso di voler lavorare. Perché i nostri ragazzi lo meritano. Perché solo ricevendo tutto ciò, potranno un giorno restituirlo al pianeta di questo meraviglioso sport e tramandarlo a chi sarà giovane dopo di loro. E risultati come quelli centrati in questo torneo, ma anche in quelli di Orcières, di Friburgo (e la lista potrebbe continuare) confermano la bontà della nostra convinzione. Dissolvenza. Schermo nero. Barre. Arrivederci alla prossima stagione (senza dimenticare i camp estivi).

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